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Storia
Nella seconda metà del XII secolo Cortandone
appartiene ad alcune famiglie di domini loci , i "Di Cortandone", piccoli signori locali probabilmente membri di un'unica originaria famiglia, uniti in consorzio nobiliare e profondamente legati al monastero di Santa Maria di Casanova presso Carmagnola. Per più di
cento anni, dal 1170 al 1276, essi compaiono con una certa frequenza
nei documenti del cartario dell'abbazia di Casanova ma sul finire del
XIII secolo, per quanto concerne la futura storia di Cortandone, se ne
perdono le tracce.
Agli inizi del Trecento il castello di Cortandone risulta proprietà dei "Mandra", signori del luogo in seguito a probabili acquisti dai precedenti domini "Di Cortandone". Nel 1359 metà del Castello, feudo e giurisdizione ed altri beni sono venduti dai Mandra ai fratelli Galvagnone e Donadio Pelletta del fu Giovannone, cittadini d'Asti, già proprietari di beni terrieri in Cortandone e da un decennio signori di metà del
feudo di Cortazzone.
Le fonti documentarie del XV secolo relative a Cortandone non sono numerose;
in circa novant'anni, dal 1359 al 1447, ai Mandra subentrano i Pallidi (Pallio
o Palio) di Asti che rilevano la loro ultima quarta parte di castello e giurisdizione
mentre i beni dei Pelletta confluiscono in quelli degli Scarampi in seguito al
matrimonio tra Diamante Solaro, vedova di Bernardo Pelletta (+1420 ca.) figlio
di Galvagnone e Guglielmino Scarampi dei Signori di Monale. Il 16 ottobre 1445,
in un lodo arbitrale per stabilire la delimitazione dei confini del territorio
di Cortandone da quelli di Monale, troviamo attestati quali signori di Cortandone
Antonio Pallio e Guglielmino Scarampi. Nella seconda metà del Quattrocento
agli Scarampi succederanno gli appartenenti ad un'altra famiglia astigiana originaria
del pinerolese e imparentata con i Solaro, quella dei "Di Macello", investiti
del feudo di Cortandone il 25 ottobre 1491. In questo periodo la comunità ebbe
inoltre i suoi Statuti, elaborati tra il 1445 e il 1488 per volontà di
Matteo Palio e Francesco Di Macello. Nel 1491 le fonti attestato come nessuno
dei consignori di Cortandone avesse in precedenza mai dovuto far riconoscere
"da
alcun Principe" il possesso del feudo e del castello del luogo
ma nel corso del Cinquecento, con l'avvento dei Savoia, quella realtà muterà radicalmente
come testimoniano le numerose investiture a noi pervenute. Per più di
un secolo i consignori appartengono a due sole famiglie, i Di Macello e i Pallio;
nel 1561 i Di Macello possiedono tutto il castello e tre quarti del feudo di
Cortandone, proprietario del rimanente quarto è invece Davide Pallio "notario
pubbico imperiale e ducale" che il 24 marzo 1561 riceve l'investitura
ducale per la quarta parte della giurisdizione di Cortandone. Si tratta di un'investitura
espressamente richiesta al duca di Savoia in quanto il Pallio dichiara "di
non poter far fide delle sue antiche Investiture, le quali si sono smarrite per
le passate guerre, volendo però giustificar il suo titolo ed antico possesso
aggiunge di tener e posseder beni e ragioni feudali da tanto tempo in qua che
non gli è memoria d'uomo in contrario."
A causa del susseguirsi di cessioni, acquisti e infeudazioni di parti del castello
e giurisdizione di Cortandone dal 1562 il consortile inizia ad ampliarsi: a beneficiare
delle vendite operate dai Di Macello sono nell'ordine i fratelli Andrea e Odino
Facelli consignori di Colcavagno in Monferrato, figli del fu Bartolomeo di Cunico
(1562) ed Oliviero Capello, cittadino e giureconsulto di Casale Sant'Evasio (1563)
cui subentrerà il figlio Mario (1581). Sul finire del secolo i negoziati di ulteriori porzioni del feudo coinvolgono altre famiglie: i Broglia di Santena e Chieri e, dopo più di
un secolo e mezzo, nuovamente i Pelletta. Il 3 maggio 1582 il senatore Giovanni
Antonio Macello aliena la quarta parte del feudo, castello, giurisdizione et
beni feudali et allodiali di Cortandone a Bernardino Broglia dei signori di Santena.
Nel 1585 Bartolomeo e Isabella Palio cedono i loro beni a Giovanni Battista Vinea
(Vigna) di Asti che il 1 giugno 1585 diviene anch'egli uno dei consignori; la
signoria del Vinea fu tuttavia piuttosto breve poiché agli inizi del 1590 egli cedeva a Filippo Antoniazzi di Asti quanto acquistato pochi anni prima dai Palio. Divenuto proprietario di molti beni in Cortandone ma non ancora investito di alcuno l'Antoniazzi non potè tuttavia soddisfare il prezzo delle varie transazioni compiute e fu costretto ad accettare le proposte di Ottavio Pelletta che nel 1592 rilevò la
sua quarta parte dell'intera giurisdizione di Cortandone.
Agli inizi del XVII secolo il castello e i diritti di giurisdizione appartengono
ai Broglia, ai Facello, ai Pelletta e a Mario Capello; i primi dimoravano stabilmente
nel castello del luogo, i Pelletta risiedevano nel castello di Cortazzone mentre
Mario Capello, attore di numerose operazioni economiche che negli anni si riveleranno
fallimentari, si era stabilito nell'abitazione dei suoi unici due sudditi. Dai
numerosi atti di lite risalenti agli anni 1599-1610 emerge una forte conflittualità nei
rapporti tra consignori; spesso le discussioni trascendevano e le minacce si
concretizzavano in autentici atti di violenza sia nei confronti dei sudditi,
sia tra gli stessi signori per giungere all'omicidio premeditato.
Dopo la morte di Mario Capello, avvenuta attorno al 1619 i consignori di Cortandone
si ridurranno a tre, Amedeo Broglia, Marc'Aurelio Facello ed Antonio Pelletta,
figlio di Ottavio. L'11 aprile 1620 il duca di Savoia concederà il titolo e la dignità comitale ad Amedeo Broglia mentre i Pelletta dovranno attendere sino al 1640 per fregiarsi anch'essi del medesimo titolo; solo il tempo riuscirà infatti
a lenire, presso la corte sabauda, le conseguenze del tragico gesto compiuto
da Gabriele. (Nel Settembre 1610 fu ucciso Ludovico Broglia, in un' imboscata
organizzata da Gabriele Pelletta. Per questo fatto il Gabriele fu condannato
a morte e alla famiglia Pelletta furono sequestrati tutti i beni.)
Alcuni anni dopo, 1'8 agosto 1654, si compie l'ultimo significativo evento del
XVII secolo per Cortandone: Francesco Maria Broglia vende a Pietro Francesco
Facello, a nome suo e dei due nipoti minorenni, tutta la porzione d'esso feudo
con dritti e preminenze fra quali il titolo comitale per la somma di duemila
doppie d'Italia d'oro effettive. Da quella data, e per più di un secolo,
i Facello e i Pelletta rimarranno gli unici feudatari di Cortandone.
Arturo Brunetto