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I quadri del castello di Monale
Premessa - Davide Pallio, Il Frate Brigante - I fili - I quadri del castello di Monale - Il ponte - Il pozzo del Castello di Monale - La masca della Bertinäsa - Le botti della cantina - Le frustate dietro al muro - Le tombe sotto alla chiesa di Monale - Lo scheletro nello studio -
La Contessa attualmente abitante nel castello di Monale, narra di un episodio accadutole in gioventù: recatasi a trovare un cugino residente alcune decine di chilometri dalla sua abitazione, ottenne finalmente in dono (dopo molte insistenze) un quadro del papà del cugino in questione. Questo quadro faceva parte di una piccola serie di ritratti raffiguranti ognuno dei tre fratelli: due maschi ed una femmina. La Contessa possedeva gli altri due e il cugino, da lungo tempo, le aveva promesso il terzo quadro in suo possesso, detto “lo zio Cesare”. Tornata a casa la sera soddisfatta per aver finalmente riunito tutta la famiglia sotto il suo tetto, salì nella sala dove aveva appeso già da diverso tempo il ritratto del padre, che però in quel periodo non era affisso alla parete poiché si era rotto il vetro alla sua cornice che era a sostituire. Da quando il ritratto del padre non c’era, aveva attaccato alla parete il ritratto della zia in sostituzione. Era intenzione della Contessa piantare due chiodi per appendere sulla stessa parete i tre quadri, ma per il momento di chiodi ce n’era uno solo, e vista l’ora tarda e la cena abbondante a cui aveva partecipato a casa del cugino, non aveva nessuna voglia di mettersi a ripulire il quadro dello “zio Cesare” e men che meno di andare a cercare chiodi e martello per cambiare la disposizione dei quadri in quella sala. Così appoggiò il ritratto su di un tavolino leggermente discosto dal muro, sistemato al di sotto del ritratto della zia. Con lei era salito uno dei fattori, un uomo quasi totalmente cieco, il quale, nonostante avesse accompagnato la Contessa nella visita dal cugino ed avesse cenato (e bevuto) anche lui al tavolo con gli altri invitati, aveva ancora un’irresistibile voglia di un goccio di arneis, così la Contessa si lasciò convincere a stappare una bottiglia. Si sedettero su due poltrone nella sala, discutendo della serata e del quadro che la Contessa era finalmente riuscita ad ottenere, quando all’improvviso uno strano rumore catalizzò la loro attenzione. Era un rumore ritmico, quasi come se fosse un foglio di cartoncino che altalenava avanti e indietro sul muro. Il primo timore della donna fu per un eventuale terremoto, ma nella stanza tutto era fermo, tutto ad eccezione…del quadro della zia! La Contessa si era voltata nella direzione dalla quale proveniva quello strano suono, ed aveva visto con stupore il ritratto che oscillava da una parte all’altra. Si alzò e con una mano fermò il quadro. “Cos’è stato?” l’interrogò intanto il fattore, che non poteva vedere quello che stava accadendo. “Nulla, il quadro della zia si è messo a dondolare.” Gli rispose con calma la donna, ma l’uomo si mise ugualmente in allarme, terrorizzato. Appena la Contessa si fu di nuovo accomodata sulla sua poltrona, risentì daccapo quel suono: si voltò e vide che il ritratto aveva ripreso a muoversi come prima. Allora si alzò nuovamente ed andò ad arrestare una seconda volta il suo moto. Appena la donna tornò a sedersi, di nuovo iniziò quel rumore, spaventando sempre di più il povero fattore. La scena si ripeté di nuovo: la Contessa si alzò a fermare il ritratto, ma appena si rimise a sedere, si udì di nuovo quel rumore e il quadro, come per incanto, era di nuovo in movimento. “Oh, zia, per piacere, non farmi alzare un’altra volta per fermarti! Sei contenta, non è vero, che ti ho riportato lo zio a farti compagnia?” A quelle parole, come per magia, il quadro si fermò e non si mosse più.