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Cortandone, immagini d'altri tempi

Cortandone tra medioevo ed età moderna:
appunti storici ed esiti di ricerca di Arturo Brunetto

Nella seconda metà del XII secolo Cortandone appartiene ad alcune famiglie di domini laci, i "Di Cortandone", piccoli signori locali probabilmente membri di un'unica originaria famiglia, uniti in consorzio nobiliare e profondamente legati al monastero di Santa Maria di Casanova presso Carmagnola. Per più di cento anni, dal 1170 al 1276, essi compaiono con una certa frequenza nei documenti del cartario dell'abbazia di Casanova ma sul finire del XIII secolo, per quanto concerne la futura storia di Cortandone, se ne perdono le tracce. Nel suo Dizionario Feudale (1911) il Guasco, senza citare alcuna fonte, attesta infatti quale signore di Cortandone nei primi anni del Trecento un certo Franceschino, appartenente alla casata dei "Di Montiglio".
Queste indicazioni furono riprese in tre tesi di laurea discusse fra la fine degli anni'60 e i primi anni '70: la Curallo - che pur avanzava dubbi sull'origine dei Di Cortandone da un ramo dei signori di Riva - e il Goria ribadivano quanto esposto dal Guasco mentre il Vanara consultando altre fonti per lo studio del limitrofo comune di Cortazzone, inconsapevolmente lo smentiva. Avvenimenti storici che riguardavano Cortazzone erano stati erroneamente attribuiti dal Guasco a Cortandone determinando un curioso equivoco causato sia dall'ambiguità di collocazione dei documenti - talvolta riferiti ad un'inesistente luogo di "Cortanzone"- sia da un affrettato esame degli stessi, trascurando quei dettagli minuti e all'apparenza insignificanti ma essenziali per stabilire l'esatta attribuzione delle fonti a una località piuttosto che a un'altra.

Agli inizi del Trecento il castello di Cortandone risulta proprietà dei "Mandra", signori del luogo in seguito a probabili acquisti dai precedenti domini "Di Cortandone". Nel 1359 metà del Castello, feudo e giurisdizione ed altri beni sono venduti dai Mandra ai fratelli Gal- vagnone e Donadio Pelletta del fu Giovannone, cittadini d'Asti, già proprietari di beni terrieri in Cortandone e da un decennio signori di metà del feudo di Cortazzone. Le fonti documentarie del XV secolo relative a Cortandone non sono numerose; in circa novant'anni, dal 1359 al 1447, ai Mandra subentrano i Pallidi (Pallio o Palio) di Asti che rilevano la loro ultima quarta parte di castello e giurisdizione mentre i beni dei Pelletta confluiscono in quelli degli Scarampi in seguito al matrimonio tra Diamante Solare, vedova di Bernardo Pelletta (+1420 ca.) figlio di Galvagnone e Guglielmino Scarampi dei Signori di Monale.
Il 16 ottobre 1445, in un lodo arbitrale per stabilire la delimitazione dei confini del territorio di Cortandone da quelli di Menale, troviamo attestati quali signori di Cortandone Antonio Pallio e Guglielmino Scarampi. Nella seconda metà del Quattrocento agli Scarampi succederanno gli appartenenti ad un'altra famliglia astigiana originaria del pinerolese e imparentata con i Solare, quella dei "Di Macello", investiti del feudo di Cortandone il 25 ottobre 1491.

In questo periodo la comunità ebbe inoltre i suoi Statuti, elaborati tra il 1445 e il 1488 per volontà di Matteo Palio e Francesco Di Macello. Nel 1491 le fonti attestano come nessuno dei consignori di Cortandone avesse in precedenza mai dovuto far riconoscere da alcun Principe il possesso del feudo e del castello del luogo ma nel corso del Cinquecento, con l'avvento dei Savoia, quella realtà muterà radicalmente come testimoniano le numerose investiture pervenute.
Per più di un secolo i consignori appartengono a due sole famiglie, i Di Macello e i Pallio; nel 1561 i Di Macello possiedono tutto il castello e tre quarti del feudo di Cortandone, proprietario del rimanente quarto è invece Davide Pallio nota- no publico imperiale e ducale (fig.2) che il 24 marzo 1561 riceve l'investitura ducale per la quarta parte della giurisdizione di Cortandone. Si tratta di un'investitura espressamente richiesta al duca di Savoia in quanto il Pallio dichiara di non poter far fide delle sue antiche Investiture, le quali si sono smarrite per le passate guerre, volendo però giustificar il suo titolo et antico possesso aggiunge di tener e posseder beni e ragioni feudali da tanto tempo in qua die non gli è memoria d'uomo in contrario.

A causa del susseguirsi di cessioni, acquisti e infeudazioni di parti del castello e giurisdizione di Cortandone dal 1562 il consortile inizia ad ampliarsi: a beneficiare delle vendite operate dai Di Macello sono nell'ordine i fratelli Andrea e Odino Facelli consignori di Colcavagno in Monferrato, figli del fu Bartolomeo di Cunico (1562) ed Oliviero Capello, cittadino e giureconsulto di Casale Sant'Evasio (1563) cui subentrerà il figlio Mario (1581). Sul finire del secolo i negoziati di ulteriori porzioni del feudo coinvolgono altre famiglie: i Broglia di Santena e Chieri e, dopo più di un secolo e mezzo, nuovamente i Pelletta.
Il 3 maggio 1582 il senatore Giovanni Antonio Macello aliena la quarta parte del feudo, castello, giurisdizione et beni feudali et allodiali di Cortandone a Bernardino Broglia dei signori di Santena. Nel 1585 Bartolomeo e Isabella Palio cedono i loro beni a Giovanni Battista Vinea (Vigna) di Asti che il 1 giugno 1585 diviene anch'egli uno dei consignori; la signoria del Vinea fu tuttavia piuttosto breve poiché agli inizi del 1590 egli cedeva a Filippo Antoniazzi di Asti quanto acquistato pochi anni prima dai Palio.

Divenuto proprietario di molti beni in Cortandone ma non ancora investito di alcuno l'Antoniazzi non potè tuttavia soddisfare il prezzo delle varie transazioni compiute e fu costretto ad accettare le proposte di Ottavio Pelletta che nel 1592 rilevò la sua quarta parte dell' intera giurisdizione di Cortandone. Agli inizi del XVII secolo il castello e i diritti di giurisdizione appartengono ai Broglia, ai Facello, ai Pelletta e a Mario Capello; i primi dimoravano stabilmente nel castello del luogo, i Pelletta risiedevano nel castello di Cortazzone mentre Mario Capello, attore di numerose operazioni economiche che negli anni si riveleranno fallimentari, si era stabilito nell'abitazione dei suoi unici due sudditi. Dai numerosi atti di lite risalenti agli anni 1599-1610 emerge una forte conflittualità nei rapporti tra consignori; spesso le discussioni trascendevano e le minacce si concretizzavano in autentici atti di violenza sia nei confronti dei sudditi, sia tra gli stessi signori per giungere all'omicidio premeditato come ho avuto modo di raccontare altrove.
Dopo la morte di Mario Capello, avvenuta attorno al 1619 i consignori di Cortandone si ridurranno a tre, Amedeo Broglia, Marc'Aurelio Facello ed Antonio Pelletta, figlio di Ottavio.

L'11 aprile 1620 il duca di Savoia concederà il titolo e la dignità comitale ad Amedeo Broglia mentre i Pelletta dovranno attendere sino al 1640 per fregiarsi anch'essi del medesimo titolo; solo il tempo riuscirà infatti a lenire, presso la corte sabauda, le conseguenze del tragico gesto compiuto da Gabriele.
Alcuni anni dopo, 1'8 agosto 1654, si compie l'ultimo significativo evento del XVII secolo per Cortandone: Francesco Maria Broglia vende a Pietro Francesco Facello, a nome suo e dei due nipoti minorenni, tutta la porzione d'esso feudo con dritti e preminenze fra quali il titolo comitale per la somma di duemila doppie d'Italia d'oro effettive. Da quella data, e per più di un secolo, i Facello e i Pelletta rimarranno gli unici feudatari di Cortandone.

Pubblicazione a cura di Laura Sabrina Pelissetti - Testi di A.Brunetto,G.M. Goria, M. Gobbo Progetto grafico: Simona Guercio